Illustrazione della parete interna dello stomaco con zone rossastre evidenziate
Gastroenterologia
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Gastrite: sintomi, cause, cosa mangiare e quando fare la gastroscopia

Bruciore allo stomaco, nausea dopo i pasti, sensazione di pesantezza e sazietà precoce: la gastrite è una delle condizioni gastroenterologiche più comuni e, allo stesso tempo, più fraintese. Il termine viene usato spesso in modo generico, ma in realtà la gastrite comprende un gruppo eterogeneo di malattie con cause, gravità e implicazioni molto diverse. In questo articolo il Dott. Ernesto Claar fa chiarezza su tipi, diagnosi e terapie.

1. Cos'è la gastrite e quali tipi esistono

In senso stretto, la gastrite è un'infiammazione istologica della mucosa gastrica, cioè un danno documentabile con la biopsia eseguita durante la gastroscopia. Questo la distingue dalla dispepsia funzionale, che presenta sintomi simili ma senza alterazioni visibili o istologiche.

Le principali forme di gastrite includono:

  • Gastrite acuta: infiammazione improvvisa, spesso causata da farmaci (FANS, aspirina), alcol, stress intenso (gastrite da stress nei pazienti critici) o infezioni. Si manifesta con dolore epigastrico acuto, nausea, talvolta vomito. Nella maggior parte dei casi si risolve rimuovendo la causa.
  • Gastrite cronica non atrofica (tipo B): è la forma più comune e nella stragrande maggioranza dei casi è causata dall'Helicobacter pylori. Interessa inizialmente l'antro gastrico e può persistere per anni in modo asintomatico. Leggi il nostro approfondimento sull'Helicobacter pylori.
  • Gastrite cronica atrofica (tipo A): si caratterizza per la perdita progressiva delle ghiandole gastriche, sostituite da metaplasia intestinale. Può essere causata da H. pylori di lunga durata o avere una base autoimmune (gastrite autoimmune, con anticorpi anti-cellule parietali e anti-fattore intrinseco). La gastrite atrofica è una condizione precancerosa che richiede sorveglianza endoscopica.
  • Gastrite erosiva: presenza di erosioni superficiali della mucosa, spesso da FANS o alcol. Può sanguinare.
  • Gastriti rare: linfocitica, eosinofila, granulomatosa (Crohn gastrico, sarcoidosi), ipertrofica (malattia di Ménétrier).

2. Cause principali della gastrite

Le cause di gastrite possono essere suddivise in infettive, chimiche, autoimmuni e altre:

Helicobacter pylori

Il batterio H. pylori è responsabile di oltre il 90% delle gastriti croniche non atrofiche. Si stima che infetti circa il 50% della popolazione mondiale. Il batterio colonizza la mucosa gastrica producendo ureasi (che neutralizza l'acidità locale) e tossine (CagA, VacA) che danneggiano direttamente le cellule epiteliali e scatenano una risposta infiammatoria cronica. L'infezione, se non trattata, può progredire nel tempo dalla gastrite superficiale alla gastrite atrofica, alla metaplasia intestinale, alla displasia e, in una piccola percentuale di casi, all'adenocarcinoma gastrico (cascata di Correa).

Farmaci (FANS e aspirina)

I farmaci antinfiammatori non steroidei (ibuprofene, naprossene, diclofenac, ketoprofene) e l'aspirina inibiscono le prostaglandine protettive della mucosa gastrica (COX-1), riducendo la produzione di muco e bicarbonato. Il rischio aumenta con l'età, l'uso prolungato, il dosaggio elevato, e la combinazione con corticosteroidi o anticoagulanti.

Gastrite autoimmune

Rappresenta il 5-10% delle gastriti croniche. Il sistema immunitario attacca le cellule parietali del corpo-fondo gastrico, causando: atrofia della mucosa ossintica, riduzione dell'acido cloridrico (ipocloridria o acloridria), deficit di fattore intrinseco con conseguente anemia perniciosa (da malassorbimento di vitamina B12), e iperplasia delle cellule ECL con rischio di tumori neuroendocrini gastrici (carcinoidi tipo 1). Si associa frequentemente ad altre malattie autoimmuni (tiroidite di Hashimoto, diabete tipo 1, vitiligine).

Altre cause

  • Alcol: effetto tossico diretto sulla mucosa.
  • Reflusso biliare: il reflusso di bile dal duodeno nello stomaco (frequente nei pazienti gastroresecati) danneggia la barriera mucosa.
  • Stress fisiologico: ustioni gravi (ulcera di Curling), traumi cranici (ulcera di Cushing), sepsi.

3. Sintomi della gastrite: come riconoscerla

È importante sapere che la gastrite può essere completamente asintomatica — molti pazienti con H. pylori e gastrite cronica istologica non hanno alcun disturbo. Quando presenti, i sintomi più comuni sono:

  • Dolore o bruciore epigastrico: nella parte alta e centrale dell'addome, "alla bocca dello stomaco". Può peggiorare a stomaco vuoto (gastrite/ulcera da H. pylori) o dopo i pasti (gastrite da FANS).
  • Nausea: con o senza vomito.
  • Sazietà precoce: sensazione di essere pieni dopo pochi bocconi.
  • Pesantezza postprandiale: digestione lenta e difficile.
  • Eruttazioni frequenti
  • Inappetenza

⚠️ Sintomi d'allarme

La presenza di vomito con sangue (ematemesi), feci nere catramose (melena), perdita di peso involontaria, disfagia, anemia richiede una gastroscopia urgente. Questi sintomi possono indicare un'ulcera sanguinante o, più raramente, un tumore gastrico.

4. Diagnosi: gastroscopia, biopsia e test per H. pylori

La diagnosi definitiva di gastrite richiede la gastroscopia (EGDS) con biopsie multiple secondo il protocollo di Sydney aggiornato (almeno 5 biopsie: 2 dall'antro, 2 dal corpo, 1 dall'incisura angolare). Solo l'esame istologico può stabilire il tipo di gastrite, il grado di infiammazione, la presenza di atrofia, metaplasia intestinale o displasia.

Per la ricerca dell'H. pylori, gli esami disponibili sono:

  • Test non invasivi: urea breath test (test del respiro al C13 — il più usato e accurato), antigene fecale di H. pylori, sierologia (meno affidabile, non distingue infezione attiva da pregressa).
  • Test invasivi (durante gastroscopia): test rapido all'ureasi (CLO test), esame istologico con colorazioni speciali, coltura con antibiogramma (fondamentale nei casi di resistenza alla terapia).

Preparazione ai test per H. pylori

Per ottenere risultati affidabili, è necessario sospendere gli inibitori di pompa protonica (PPI) almeno 2 settimane prima del test e gli antibiotici almeno 4 settimane prima. I PPI riducono la carica batterica e possono dare falsi negativi.

5. Terapia della gastrite

La terapia dipende dalla causa:

Gastrite da H. pylori

L'obiettivo è l'eradicazione del batterio. La terapia di prima linea attualmente raccomandata in Italia, dove la resistenza alla claritromicina supera il 15%, è la terapia quadruplice con bismuto (PPI + bismuto subcitrato + metronidazolo + tetraciclina per 10-14 giorni) o la terapia concomitante (PPI + amoxicillina + claritromicina + metronidazolo per 14 giorni). La verifica dell'eradicazione con urea breath test va eseguita almeno 4 settimane dopo la fine della terapia. Per tutti i dettagli, leggi il nostro articolo dedicato all'Helicobacter pylori.

Gastrite da FANS

Il primo passo è, quando possibile, sospendere il farmaco responsabile o sostituirlo con un'alternativa meno gastrolesiva (paracetamolo, COX-2 selettivi come celecoxib, con le dovute cautele cardiovascolari). Se il FANS è indispensabile (es. aspirina cardioprotettiva), è necessaria la gastroprotezione con PPI (pantoprazolo 20 mg, omeprazolo 20 mg) per tutta la durata della terapia.

Gastrite autoimmune

Non esiste una terapia eziologica. La gestione prevede: supplementazione di vitamina B12 (per via intramuscolare nei casi con anemia perniciosa), monitoraggio del ferro e della ferritina, e sorveglianza endoscopica ogni 3 anni per il rischio di displasia e tumori neuroendocrini.

Terapia sintomatica

PPI (4-8 settimane), antiacidi al bisogno, procinetici se coesiste dismotilità, e protettori della mucosa (sucralfato, bismuto). Importante: i PPI vanno assunti a digiuno, 30 minuti prima del pasto, e la loro durata deve essere definita dal gastroenterologo per evitare un uso inappropriato a lungo termine.

6. Cosa mangiare con la gastrite: la dieta consigliata

La dieta non cura la gastrite, ma può alleviare significativamente i sintomi e favorire la guarigione della mucosa. Ecco le raccomandazioni pratiche:

Cibi da favorire

  • Riso, pasta, pane ben cotti (meglio integrali, se tollerati)
  • Carni bianche magre (pollo, tacchino, coniglio), pesce al vapore o al forno
  • Verdure cotte (zucchine, carote, patate, finocchi)
  • Frutta non acida (banana, mela cotta, pera)
  • Latticini freschi magri in piccole quantità (ricotta, yogurt bianco)
  • Olio extravergine di oliva a crudo
  • Camomilla, acqua a temperatura ambiente

Cibi da evitare o limitare

  • Caffè (anche decaffeinato), tè forte, bevande gassate e alcoliche
  • Cibi fritti, molto grassi o molto conditi
  • Pomodoro, agrumi, aceto, sottaceti
  • Cioccolato, menta
  • Spezie piccanti (pepe, peperoncino, curry)
  • Insaccati e carni lavorate
  • Piatti troppo caldi o troppo freddi

Abitudini alimentari

Oltre al cosa mangiare, conta il come: pasti piccoli e frequenti (5 al giorno), masticazione lenta, non sdraiarsi subito dopo mangiato, cenare almeno 3 ore prima di coricarsi. Un piano nutrizionale personalizzato può essere elaborato dalla Dott.ssa Federica Claar per adattarsi alle esigenze individuali del paziente.

7. Complicanze della gastrite cronica: perché non va trascurata

La gastrite cronica, se non diagnosticata e trattata, può evolvere in complicanze serie:

  • Ulcera gastrica e duodenale: lesione profonda della parete gastrica o duodenale che può sanguinare (emorragia digestiva) o perforarsi (emergenza chirurgica).
  • Gastrite atrofica e metaplasia intestinale: la perdita delle ghiandole gastriche e la loro sostituzione con epitelio di tipo intestinale rappresentano le tappe della cascata precancerosa di Correa. I pazienti con metaplasia intestinale estesa necessitano di sorveglianza endoscopica secondo le linee guida MAPS II (Management of Epithelial Precancerous Conditions and Lesions in the Stomach).
  • Adenocarcinoma gastrico: il cancro dello stomaco è la terza causa di morte per cancro nel mondo. L'eradicazione dell'H. pylori riduce significativamente il rischio, soprattutto se effettuata prima dell'instaurarsi dell'atrofia.
  • Linfoma MALT: raro tumore linfatico gastrico direttamente correlato all'infezione cronica da H. pylori. Nei stadi precoci, la sola eradicazione del batterio può portare alla remissione completa del tumore.
  • Anemia: da carenza di ferro (per sanguinamento cronico o malassorbimento) o di vitamina B12 (nella gastrite autoimmune).

Per tutti questi motivi, una gastrite che persiste nonostante la terapia, o che presenta caratteristiche di atrofia alla biopsia, merita un follow-up gastroenterologico regolare con il supporto di un centro specializzato. Leggi anche il nostro approfondimento sul reflusso gastroesofageo, condizione che spesso si accompagna alla gastrite.

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Nota Bene: Le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo puramente divulgativo e non sostituiscono il parere medico professionale. Per diagnosi e terapie, rivolgersi sempre a uno specialista.